2. Nel frattempo il piccolino è cresciuto.

da: Donatella Bacolla - Centro Pediatrico Torino

Quando iniziare a svezzarlo?
Si intende per svezzamento l’introduzione della prima pappa non lattea

Tra i 4 mesi e mezzo ed i 5 mesi e mezzo, si inizia lo svezzamento. La data è molto variabile e dipende da fattori legati al bambino, alla mamma, ed al contesto famigliare.
Abbiamo di fronte un bambino di 5 mesi allattato esclusivamente al seno e in buona salute:  pesa mediamente 7 chili, ( ma forse anche di più). E’ ora di dargli cose diverse dal latte materno. Si può iniziare con un brodo vegetale( preparato bollendo patate, carote e zucchine) in cui si inserisce carne liofilizzata o omogeneizzata (generalmente si inizia con agnello, carne bianca e coniglio per attivare alla carne rosse intorno al sesto mese) olio extravergine di oliva, parmigiano e crema di cereali ( ancora privi di glutine)  Dopo poco tempo si aggiunge anche la verdura passata.

Come fare a semplificarsi la vita?
Il brodo di verdura può essere surgelato in porzioni monodose anche per tutta una settimana, ma la pappa va preparata fresca di volta in volta. Oppure esistono porzioni già pronte liofilizzate, tanto comode specie in estate!
E come somministrare la prima pappa non lattea? Dipende dal tipo di bambino. Questo nostro bambino è abituato a succhiare esclusivamente al seno e il seno della mamma non e soltanto latte: è gran parte del  suo mondo.  Ma è un bambino curioso, attento, alla ricerca di nuove esperienze e la pappa è una delle più importanti . E’ probabile che voglia fin dall’inizio mangiare con il cucchiaino, rifiutando il biberon, che non sostituisce certamente il seno della sua mamma, ma per lo meno non ha la pretesa di essere qualcosa di sostitutivo.

Se invece il bambino è già ad allattamento misto o totalmente artificiale sarà più facile inserire una pappa nel biberon.

Ovviamente nel primo caso la pappa sarà più concentrata, con meno brodo,( e magari se siamo nei mesi caldi potremo proporre al bambino acqua in più tra i pasti) mentre nella seconda sarà più diluita

Dopo 2 – 3 settimane dall’introduzione del primo pasto di svezzamento si inserisce una merenda, a metà pomeriggio, che generalmente è costituita da yogurt alla frutta (frutta adeguata! – pera, mela,banama, albicocca, anche pesca, ma non fragole, frutti di basco, frutta esotica, kiwi)La frutta come tale, omogeneizzata, che prima poteca anche essere inserita, magari a cucchiaini, fra i pasti, può adesso essere inserita, insieme allo yogurt o in alternativa (anche frutta fresca grattugiata o frullata per i più bravi!)

Rapidamente si passa anche ad una pappa con il  brodo di verdura come base alla sera, addizionata con formaggi freschi ( ricotta o stracchino ad esempio ) oppure un omogeneizzato di formaggio.

A questa età può comparire  il tuorlo d’uovo ,meglio sodo,una o due volte alla settimana, oppure per altre due volte alla settimana può essere inserito prosciutto cotto – 20 / 30 gr.

Cosa cambia fra il sesto e l’ottavo mese?
Si passa definitivamente a 4 pasti al giorno (può essere concesso un quinto pasto/coccola di latte materno  prima di dormire, ma di modesta quantità.

Dopo i sei  mesi inizia l’introduzione del glutine

Tra  i sei ed i sette mesi viene inserito un pasto base di brodo di verdura anche alla sera

Cosa resta invariato?

  • La somministrazione di latte materno se possibile fino all’anno
  • L‘esclusione del sale addizionato ai pasti non a base di latte

E se ha una famigliarità positiva per malattie allergiche?
Ecco la grande novità del 2010. Fino a poco tempo fa si raccomandava di posticipare a dopo l’anno l’introduzione di alimenti potenzialmente allergizzanti  (uovo – albume e tuorlo-  pesce, burro di arachidi, pomodoro). Invece studi pubblicati all’inizio del 2010 hanno dimostrato che mancano evidenze scientifiche  che la ritardata introduzione (dopo i 6 mesi) degli allergeni maggiori (proteine di latte, uovo, pesce, frutta a guscio, arachidi) possa avere una efficacia preventiva sullo sviluppo di malattie allergiche nell’infanzia.
Si raccomandava anche una dieta materna priva di proteine del latte vaccino (latte e derivati) in allattamento: invece studi su grandi numeri sembra dimostrino che la dieta della mamma non  influisca sulle manifestazioni allergiche del bambino, con l’unica possibile eccezione per la dermatite atopica.
L’allattamento materno esclusivo protratto per almeno 4 mesi riduce la comparsa di dermatite atopica e di allergia alle proteine del latte vaccino soltanto nei soggetti ad alto rischio.  Non sembra avere alcuna efficacia preventiva sullo sviluppo di asma allergico nella seconda  infanzia e in adolescenza (anzi sembra che vi sia addirittura un aumento delle manifestazione asmatiche!)

E se ha una familiarità positiva per celiachia?
Posticipare introduzione del glutine può posticipare le manifestazioni cliniche della malattia, ma non annullarle. Ma è già tanto!  Tutti noi abbiamo conoscenti che hanno manifestato i primi sintomi di celiachia oltre i 30 anni: è proprio meglio poter mangiare qualsiasi cosa per qualche anno in più, specie se questi anni guadagnati permettono di superare quell’età così difficile che è l’adolescenza. (E'  bene comunque effettuare una ricerca genetica sul bambino per sapere se è portatore o no dei geni che codificano per la celiachia, pur sapendo che non tutti i portatori di alterazioni dei marcatori genetici della celiachia sono destinati a diventare celiaci.)

Malattie ereditarie evidenziate con le screening neonatale
Fortunatamente molto rare, sono immediatamente evidenziate nel primissimo periodo di vita e trattate dagli specialisti di riferimento.

Per concludere
Lo svezzamento può essere un momento delicato nello sviluppo fisico, ma soprattutto psicologico del bambino, che a volte si rifiuta di crescere e di staccarsi dal seno materno, mentre a volte ha molta voglia di esplorare nuove esperienze, compresa una nuova pappa.
Bisogna ricordare che le prime regole passano attraverso la pappa e la nanna: diventa quindi essenziale la scelta del giusto momento per introdurre nuove alimenti (e suggerire nuove esperienze!). Un rifiuto delle prime pappe può complicare il rapporto mamma – bambino,  creando insicurezze nella mamma e rifiuto nel piccolo.

E’ indispensabile una buona chiacchierata non solo con il pediatra, ma anche con il farmacista che può suggerire alimenti che abbiano qualità organolettiche diverse su pari contenuti  nutrizionali.

 

 

 

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